“Puzza di morto a Villa Vistamare” di Patrizia Fortunati – La quarantena che non ti aspetti 👴🏻👵🏽👴🏾👵🏻

Si, il mese di Marzo lo chiudiamo con una bella recensione! Prima di tutto, come state? So bene che il momento non è dei migliori, ma cosa potrebbe distrarvi più di un bel libro? Io ne ho trovato uno nuovo da leggere proprio ad inizio quarantena. È “Puzza di morto a Villa Vistamare” di Patrizia Fortunati (che ringrazio per l’omaggio), edito Mursia.

“La vecchiaia non è certificata – solo e sempre – dall’età. È per questo che la Secca, la Marescialla, Peppino lo Sciancato e gli altri pensano e agiscono come se avessero ancora mezza vita davanti. E così, tra un morto, una busta sigillata, un mezzo incendio e femori rotti, ci trascinano nel loro mondo affacciato su un lago.”

Il romanzo si apre con un carro funebre che varca il cancello della villa. Il Conte della Smeraldina è morto e ha lasciato un’eredità non indifferente. Ma a chi? I protagonisti cercheranno di accaparrarsi tutto con ogni mezzo a disposizione.

Vecchietti, abitanti di una casa di riposo, che riescono a combinarne di tutti i colori. Poteva arrivare in un momento diverso da quello che stiamo vivendo? Sicuramente, ma Patrizia questa volta ha davvero fatto centro senza volerlo. Un libro divertente, sulle abitudini dei nostri amati anziani, che dovremmo imparare a goderci di più. Avete mai giocato a carte con i vostri nonni (magari lasciandoli vincere ogni partita)? Avete mai fatto la spesa con loro? Avete mai seguito passo dopo passo le ricette di vostra nonna? Oppure avete usato i loro rimedi naturali a.. QUALSIASI COSA? Ecco, l’intento di questo libro è proprio quello di ricordarci chi sono gli anziani, per cosa gioiscono ancora, come sperano di trascorrere gli ultimi anni di vita e soprattutto con chi.

“Ti penso di giorno e ti sogno di notte, e ti aspetto nel mio personale eremo per vivere la nostra seconda, si spera lunga, giovinezza. Fai in fretta che c’abbiamo entrambi novant’anni. Tu di più!”

Questi qui sono anziani molto svegli, che di sprecare giornate non hanno alcuna intenzione e che studiano ogni angolo di Villa Vistamare per poter fare quello che vogliono. Sono ribelli, si sentono liberi, ecco perché questo libro è un inno alla speranza. E quindi, chi non vorrebbe invecchiare come loro? Guardare un lago e vederci un mare, questo è il senso di libertà. Questo romanzo ci insegna che in momenti come questo la speranza è l’ultima a morire, che bisogna sapersi rialzare, lottare e vincere, che non è necessariamente l’ultima opportunità. La penna di Patrizia è sempre molto scorrevole, il romanzo vuole trasmettere positività partendo da piccoli momenti quotidiani della vita di ogni anziano. Consiglio fortemente la lettura a chi in questo momento è solo e sta pensando di mollare tutto, a chi i nonni li ha ancora accanto e a chi no, a chi spera ogni giorno di poter rivedere una nuova giornata di sole, a chi osa.

Trovate il romanzo in tutti gli store online, per il momento. Buona lettura!

Titolo : Puzza di morto a Villa Vistamare

Autore : Patrizia Fortunati

Editore : Mursia editore

Genere : Romanzo

Data di uscita : Marzo 2020

Prezzo di copertina : € 17,00

Pagine : 202 p.

  • PATRIZIA FORTUNATI : è nata a Terni, dove vive con il marito e due figlie. Laureata in Lettere, ha lavorato per oltre dieci anni nel mondo dell’associazionismo, della cooperazione e del volontariato. Ha esordito nel 2013 con il romanzo Marmellata di prugne (ali&no, 2013). Nel 2015 ha pubblicato Trecento secondi (Falco Editore, 2017) e nel 2016 ha partecipato ai progetti collettivi Favole migranti (Amazon Media, 2016) e Ricette per ricominciare. Quaranta autori in cucina per la ricostruzione del centro Italia (ali&no, 2016), il cui ricavato è stato devoluto in beneficienza. Ad aprile 2017 è uscita la sua prima silloge poetica, Ai fili invisibili (ali&no), mentre nel marzo 2018 il suo terzo romanzo, Altrove (ali&no, 2018). Con Benni, Celestina e tre piani in ascensore si mette alla prova con la narrativa per ragazzi (Dalia, 2019)

“Non superare le dosi consigliate” di Costanza Rizzacasa d’Orsogna – Un pugno allo stomaco

«Non c’è un problema che un farmaco non curi, mamma lo dice sempre. A casa nostra non si parla, si prendono medicine. Così lei mi dà il Dulcolax ogni sera perché sono una bambina grassa. Due compresse, quattro, otto. E io non so che legame ci sia tra il Dulcolax e una bambina grassa, visto che non dimagrisco…» C’è un peso che non si può perdere, anche quando l’hai perso tutto. Matilde lo sa: la mamma, bulimica, passa le giornate a vomitare; lei ha cominciato a ingrassare quando aveva sei anni ed è affamata da una vita. A scuola elemosina biscotti, a casa ruba il pane, e intanto sogna che le taglino la mano. Ottanta chili a sedici anni, a diciotto quarantotto; Matilde va in America a studiare, splende, ma la fame e la paura le vengono dietro. Finché, dopo la morte della madre, il tracollo finanziario del padre e una relazione violenta, supera i centotrenta chili. E quando esce, c’è sempre qualcuno che la guarda con disprezzo. ­Allora Matilde si chiude in casa per tre ­anni, e sui social si finge normale. Ma che vuol dire normale? Un romanzo crudo e potente tra due lingue e due culture, tra gli anni Settanta e oggi. Un libro vorticoso tra perfezionismo, autolesionismo, menzogna e dipendenze.

Qualche giorno fa, è arrivato nella mia libreria un nuovo romanzo: “Non superare le dosi consigliate” (Guanda), di Costanza Rizzacasa d’Orsogna. Un romanzo così potente e vero, che bisognerebbe stare qui a parlarne per ore. È la storia di una bambina, Matilde, che diventa donna attraverso il Dulcolax, un farmaco che sua madre le dà ogni giorno perché è grassa. Avete mai parlato del vostro corpo? Avete mai parlato al vostro corpo? È difficile farlo quando ne hai uno imperfetto. Ma cosa è perfetto? Chi è perfetto?

Eppure, sarà per colpa di una società sbagliata, sarà perché non abbiamo ancora imparato ad amarci abbastanza, sarà perché le copertine delle riviste ci dicono altro, abbiamo sempre il timore di salire su quella bilancia e di sentirci ancora una volta sbagliati. Parlo di un “noi” perché anch’io mi sento così. Questo libro è un pugno allo stomaco, l’ho pensato già dopo aver letto le prime pagine. Non c’è bisogno di arrivare all’ultima per capire di cosa si tratta, è una storia comune, fatta di crescita e consapevolezza. È la storia di una famiglia, la sua adorata famiglia, che non perde occasione per giudicarla. È la storia di tutti quelli che continuamente ci fanno notare che quel paio di jeans ci va un po’ stretto. Di quelli che non ti assumono in un bar perché i tuoi chili di troppo non possono attirare clienti. È un libro per chi questa condizione la vive in silenzio, perché è personale ed intima. Questo libro è crudo tanto quanto le cose che diciamo a qualcuno che non sopportiamo più. È una storia fatta di difficoltà e di muri altissimi, ma anche di possibilità, di speranza e di determinazione.

All’interno di questa storia troviamo disturbi alimentari, problemi di accettazione fisica, problemi di interazione con il mondo esterno e rapporti familiari compromessi. Si parla di diversità, di (im)perfezione, di sessualità, di body shaming.

“Quando ingrasso mi sembra sempre di deludere qualcuno, anche la vicina di casa. Come quando da bambina deludevo mamma e papà. […] Quando sei grassa, tutti si sentono in dovere di darti consigli non richiesti, perfino la cassiera del bar. […] Quando sei grassa vorresti fuggire, anche la casa è una trappola.”

Ci ho pensato per giorni a cosa poter dire di questo libro, perché il tema è delicato e perché l’ho sentito troppo vicino a me. Costanza ha descritto tutto nei minimi particolari.

Vi hanno mai detto “Questo vestito ti fa sembrare il doppio”? O “Vabbè questo magari no, non te lo puoi permettere”? Vi hanno mai detto: ” Per stare a contatto con il pubblico, dovresti dimagrire un po’” ? Ecco, sentirsi inadeguati per colpa di qualcuno che non siete voi, è sbagliato. Allora fatela quella scelta, salite su quel treno, evitate gli insuperabili (se mai dovessero esistere), tirate le somme di quello che è stato e continuate a percorrere la vostra strada. Si puo’ far carriera anche con venti chili in più, si puo’ essere affascinanti anche con una buona educazione, si puo’ cambiare il mondo con un carattere forte e determinato.

Il romanzo non è lineare, si alterna tra presente e passato, a volte è ripetitivo con alcune frasi, ma tutto questo serve, secondo me, a rafforzare il concetto. L’autrice in qualche modo ha voluto parlare della sua storia personale, mettendosi a nudo e cercando di trasmettere coraggio ai lettori.

Titolo : Non superare le dosi consigliate

Autore : Costanza Rizzacasa d’Orsogna

Editore : Guanda

Genere : Romanzo

Data di uscita : Gennaio 2020

Prezzo di copertina : € 18,00

Pagine : 249 p.

  • COSTANZA RIZZACASA D’ORSOGNA : è laureata in scrittura creativa alla Columbia University di New York. Scrive sul Corriere della Sera e sul supplemento culturale la Lettura, e tiene sul settimanale 7 la rubrica AnyBody – Ogni corpo vale. Nel 2018 ha pubblicato la favola di successo “Storia di Milo, il gatto che non sapeva saltare” (Guanda), in corso di traduzione in vari Paesi. “Non superare le dosi consigliate” è il suo primo romanzo.