‘Divorare il cielo’ di Paolo Giordano : un grande ritorno

Le mie letture tra Giugno e Luglio sono state pochissime. Un libro da quattrocento pagine dovrebbe essere letto in minor tempo, ma ho preferito spezzettare questo romanzo in piccole parti per gustarlo meglio. Sarà stata anche colpa del lavoro e della sessione estiva, ma alla fine ci sono riuscita anch’io.

L’ultima fatica letteraria di Paolo Giordano è Divorare il cielo (Einaudi,2018), un libro che parla di amicizia e di tormenti ma soprattutto della mia terra, la Puglia. La mia tanto amata terra d’origine che anche questa volta è riuscita a stupirmi. La storia è quella di Teresa, una ragazza torinese che torna in Puglia per trovare sua nonna d’estate, lì dove è nato suo padre. Il luogo simbolo di questa storia è una masseria di Speziale (BR), proprio lì incontra quelli che sono gli amici e i nemici per la vita. Ragazzi che non vanno a scuola, che credono in Dio e che sono fratelli, ma non di sangue. Lavorano in questa masseria, curano i terreni intorno, si divertono con poco. Per Teresa qui cambia tutto, incontra l’amore della sua vita, Bern, con una storia forte alle spalle. Vicende immense e pregne di significato avvolte dal paesaggio pugliese, le giornate afose, gli ulivi, la campagna.

Li vidi bagnarsi in piscina, di notte. Erano in tre ed erano molto giovani, poco più che bambini, come allora ero anch’io.

Un testo potente e diretto, pronto ad emozionare il lettore attraverso situazioni così reali, da sembrare nostre. Teresa è un personaggio audace, affronta dispiaceri molto più grandi del possibile, e lo fa da sola. Alcune volte chiede una mano, molte altre no. Un sacco di volte mi sono ritrovata nei suoi gesti, nelle sue sensazioni, ho provato i suoi stessi sentimenti.

Ho già letto La solitudine dei numeri primi (Mondadori,2008) di Giordano anni fa, non mi è piaciuto, forse una scrittura troppo giovane mi ha impedito di apprezzare l’opera. Questo libro invece mi ha decisamente fatto cambiare idea, pungente e dettagliato.

Dettagliato è il modo in cui l’autore presenta questa storia ai lettori, utilizzando uno stile di scrittura raffinato, delicato. L’attesa di un figlio, ad esempio, è un argomento trattato in maniera eccellente. Perché? Perché quelle pagine fanno male, e il compito delle parole è quello di arrivare dritte dentro l’anima di chi le legge. Mi è piaciuto un sacco, tornavo a casa e non vedevo l’ora di gustarmi qualche altra pagina con la luce accesa sul comodino. Volevo sognare ancora, volevo scoprire le fine e capire il perché dell’inizio. Ora mi manca un po’ Teresa, mi manca divorare il cielo.

Non tornai alla masseria. Vagai con l’automobile per ore, fino a dopo il tramonto. Più tardi non avrei saputo ricostruire il mio tragitto nella periferia di Francavilla, poi nel reticolo di sterrati in campagna, strade che talvolta si concludevano bruscamente con un cancello, cani da guardia che accorrevano alla recinzione, abbaiando come ossessi. Tornai a Speziale, ma non potevo rientrare a casa.

Che tenerezza questi protagonisti, sguardi insicuri e scelte difficili. La vita che, quando meno te lo aspetti, ti mette davanti ad un bivio, ti fa crescere in fretta, ti fa delle domande e pretende risposte. La vita che scorre e il desiderio di diventare qualcosa o qualcuno.

Giordano in un’intervista parla molto apertamente della storia appena pubblicata, la definisce come un nuovo esordio e soprattutto sente il bisogno di trasmettere intensità al lettore. La definisce una “scrittura rigenerante”, quasi a voler riemergere dopo dieci anni dal suo vero esordio.

 

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Titolo : Divorare il cielo
Autore : Paolo Giordano
Editore : Einaudi
Genere : Romanzo
Data di uscita : Maggio 2018
Prezzo di copertina : €22,00
Pagine : 440 p.

  • PAOLO GIORDANO : è nato a Torino nel 1982. È autore di quattro romanzi: La solitudine dei numeri primi (Mondadori 2008, Premio Strega e Premio Campiello Opera Prima), Il corpo umano (Mondadori 2012), Il nero e l’argento (Einaudi 2014) e Divorare il cielo (Einaudi 2018). Ha scritto per il teatro (Galois e Fine pena: ora) e collabora con il Corriere della Sera.